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Water Forward: l'acqua diventa una asset class istituzionale

Pubblicato il 28 aprile 2026

Il 15 aprile 2026, durante le Spring Meetings di FMI e Banca Mondiale a Washington, il Gruppo della Banca Mondiale ha lanciato Water Forward, una coalizione multilaterale che include la Banca Europea per gli Investimenti, la Banca Asiatica di Sviluppo, la Banca Interamericana di Sviluppo e la Banca Islamica di Sviluppo. L'obiettivo dichiarato è raddoppiare la quota di capitale privato nell'investimento idrico globale, portandola dall'attuale 10% al 20% entro il prossimo decennio. Per chi opera nel private equity infrastrutturale, in M&A o nelle strategie di sostenibilità istituzionali, è un momento spartiacque: dopo decenni in cui "l'acqua come asset class" è stata uno slogan da convegno settoriale, questa settimana è diventata un mandato finanziato con cofirmatari multilaterali di pari rango.

Water Forward: la cornice istituzionale prende forma

I numeri dietro l'iniziativa raccontano la dimensione del gap. La spesa idrica annuale nei paesi in via di sviluppo si attesta intorno ai 164,6 miliardi di dollari, di cui circa il 91% è finanziato pubblicamente e meno del 2% proviene da investitori privati. Per colmare il fabbisogno servirebbero 131-140 miliardi di dollari aggiuntivi all'anno, quasi triplicando l'attuale livello di investimento. La piattaforma Water Forward punta a migliorare la sicurezza idrica per un miliardo di persone entro il 2030 e ha già ottenuto l'adesione di quattordici water compact nazionali al lancio. Si tratta di accordi paese che convertono la volontà politica in pipeline investibili, attraverso commitment espliciti su tariffe cost-reflective, riforme regolamentari e meccanismi di garanzia. La Banca Europea per gli Investimenti, joining la coalizione, ha annunciato un impegno parallelo per raggiungere 300 milioni di persone con sicurezza idrica entro il 2030. Il modello di riferimento esplicito è quello applicato nell'energia e nei trasporti: usare capitale concessionale e strumenti di de-risking per consentire al capitale privato di sottoscrivere progetti idrici a scala industriale.

Il gap di allocazione più grande dell'infrastruttura globale

La statistica più strategica contenuta nei materiali di Water Forward è anche la più semplice. Il capitale privato rappresenta circa il 10% della spesa in conto capitale del settore idrico, contro circa il 50% nei trasporti e nell'energia, e circa il 90% nelle infrastrutture digitali. Detto in altro modo: l'acqua è la più grande asset class al mondo verso cui il capitale privato ha sistematicamente sotto-allocato. La causa storica è strutturale, non culturale: tariffe non cost-reflective, frammentazione delle utility comunali, rischio politico locale, e l'assenza di standard contrattuali replicabili che permettano a un fondo infrastrutturale di sottoscrivere acqua come ha sottoscritto strade a pedaggio o reti fibra. Il messaggio implicito di Water Forward è che ognuno di questi vincoli sta venendo affrontato a livello istituzionale. Per i practitioner del settore, questo non è un obiettivo di marketing — è il pre-requisito per spostare l'allocazione idrica da una nicchia di impact investing alla mainstream dell'infrastrutturale. La traiettoria che ha portato il digitale dal 30% al 90% in vent'anni e le rinnovabili dal 10% al 70% in dieci, è il template di riferimento.

Tre tailwind concreti per gli operatori dell'infrastruttura

La parte più operativa di Water Forward sono i meccanismi che lo rendono finanziabile. Tre canali sono già visibili. Primo: strumenti di de-risking come garanzie multilaterali, blended finance e credit enhancement, progettati per portare progetti idrici sopra la soglia investment grade richiesta dai fondi infrastrutturali e dalle compagnie di assicurazione. Secondo: i water compact nazionali, che agiscono come piani-paese investibili, riducendo il rischio politico locale e creando pipeline pluriennali di progetti standardizzati. Terzo: la riforma tariffaria, da sempre il pezzo mancante. Tariffe cost-reflective sono la condizione contrattuale che permette di sottoscrivere DCF idrici con la stessa disciplina applicata all'energia regolata. In parallelo, la Banca Europea per gli Investimenti ha pubblicato la Phase 2 della Climate Bank Roadmap, che destina 30 miliardi di euro al financing dell'adattamento climatico fino al 2030 — il doppio del quinquennio precedente — con l'acqua tra i settori prioritari. Aprile 2026 ha già visto tre operazioni firma: 200 milioni a Linz per integrare energia, acqua e wastewater in un singolo sistema; 470 milioni a Stoccolma per il trattamento delle acque reflue e la protezione del Baltico; 500 milioni alla Germania per la protezione contro le alluvioni. Sono volumi e strutture che cambiano la matematica di portafoglio.

Implicazioni per il mid-market italiano

Per il mid-market italiano, tre osservazioni. Prima: il modello multi-utility integrato — energia, acqua, wastewater su un unico bilancio — che operatori come Hera, A2A e Iren hanno costruito in vent'anni, è esattamente il template che Water Forward e l'EIB stanno indicando come replicabile. Le piattaforme italiane hanno un vantaggio operativo strutturale che, fino a oggi, non era pienamente prezzato nei comparable europei. Seconda osservazione: la combinazione di NIS2, EU Water Framework Directive in revisione e EU Climate Adaptation Plan sta costruendo un perimetro regolatorio chiaro fino a fine 2026. Per i fondi che selezionano asset infrastrutturali italiani, la prevedibilità regolatoria è un input di valuation diretto. Terza: la disciplina di prezzo dei lead deal europei è in fase di assestamento — il caso Telepass è la prova più visibile — e questo significa che il deployment in M&A idrico deve essere sequenziato con attenzione. Non si tratta di rincorrere il tema, ma di costruire le capability operative — competenze ingegneristiche su PFAS e riuso, piattaforme di asset management, expertise in cybersecurity OT — che vinceranno in un mercato che cresce strutturalmente. Per chi guarda l'acqua dalla prospettiva del private capital italiano, il messaggio è chiaro: il setup del prossimo decennio si fa adesso.

L'acqua è entrata nella mainstream istituzionale

Water Forward non è un evento di policy isolato. È la convergenza di una crescita strutturale di capex (negli Stati Uniti la spesa municipale per l'acqua supererà i 100 miliardi di dollari annui entro il 2030), di un perimetro regolatorio europeo finalmente coordinato, e di un framework multilaterale che dà ai gestori privati gli strumenti contrattuali per allocare a scala. Per gli operatori dell'infrastruttura, della sostenibilità e del mid-market italiano, la domanda non è più se l'acqua sia investibile — la Banca Mondiale ha appena risposto a quella domanda. La domanda è quali balance sheet, quali competenze e quali partnership sapranno assorbire il capitale che sta arrivando. In Arenes Partners stiamo costruendo la nostra convinzione sul settore idrico, e ci stiamo prendendo il tempo necessario per farlo bene.

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